XXX Domenica del Tempo Ordinario anno B. Siamo tutti mendicanti di amore e di luce

Fonte dell’articolo Arcidiocesi Bari Bitonto

XXX Domenica del Tempo Ordinario anno B. Siamo tutti mendicanti di amore e di luce
Vangeli di strade e di incontri, in queste settimane. Ā«Mentre partiva da Gerico…Ā». Siamo alle porte della cittĆ , dove le carovane dei pellegrini si ricompongono, dove si aggirano i mendicanti, sperando in una monetina tra i tanti che si danno appuntamento alle porte. Un cieco, seduto, a terra, immobile, sta lƬ a mendicare la sua sopravvivenza da chi passa. Ma ecco che Ā«sentendo che era Gesù il NazarenoĀ» Bartimeo ĆØ come investito da un brivido, da una scossa: alza la testa, si rianima, comincia a gridare il suo dolore. Non si vergogna di essere il più povero di tutti, anzi ĆØ la sua forza. Siamo tutti come lui, mendicanti di affetto o di amore o di luce. La mendicanza ĆØ la sorgente della preghiera: Kyrie eleison, grida. Tra tutte, la preghiera più cristiana ed evangelica, la più antica e la più umana. Che nelle nostre liturgie abbiamo confinato all’atto penitenziale, mentre ĆØ la richiesta di nascere di nuovo. La ripetono lebbrosi, donne, ciechi e non ĆØ richiesta di perdono per i peccati, ma di luce per gli occhi spenti, di una pelle nuova che riceva carezze ancora.
Come un bambino che grida alla madre lontana, chiedono a Dio: mostrati padre, sentiti madre di questo figlio naufrago, fammi nascere di nuovo, ridammi alla luce! Bartimeo cerca un Dio che si intrecci con la sua vita a pezzi, con i suoi stracci. Ma la folla attorno fa muro al suo grido: taci! disturbi! Terribile pensare che la sofferenza possa disturbare. Disturbare Dio! Bartimeo allora fa l’unica cosa che si può fare in questi casi: grida più forte. Ć il suo combattimento, con le tenebre e con la folla.
Il Nazareno ascolta il grido e risponde in un modo tutto nuovo: coinvolge la folla che prima voleva zittire il mendicante, si fida della folla, anche se ĆØ cosƬ facile a cambiare di umore: chiamatelo! E la folla va, portavoce di Cristo, e si rivolge al cieco con parole bellissime, da brivido, dove ĆØ custodito il cuore dell’annuncio evangelico. Parole facili e che vanno diritte al cuore, da imparare, da ripetere, sempre, a tutti: Ā«Coraggio, alzati, ti chiamaĀ». Coraggio, la virtù degli inizi. Alzati, dipende da te, lo puoi fare, riprendi in mano la tua vita. Ti chiama, ĆØ qui per te, non sei solo, il cielo non ĆØ muto. Ed ecco che si libera l’energia compressa, e fioriscono gesti quasi eccessivi: non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi. Guarisce in quella voce che lo accarezza, lo chiama e diventa la strada su cui cammina. Noi, che siamo al tempo stesso mendicanti e folla, nelle nostre Gerico, lungo le nostre strade, ad ogni persona a terra, portiamo in dono, senza stancarci mai, queste tre parole generanti: Ā«Coraggio, alzati, ti chiamaĀ».
Ermes Ronchi
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